Ereditare una casa con i fratelli: come uscire dalla comunione quando manca l'accordo
Alla morte di un genitore la casa di famiglia passa ai figli in comproprietà. Finché nessuno chiede la divisione, l'immobile resta in comunione ereditaria: nessuno ne è proprietario esclusivo, nessuno può venderlo da solo, ogni scelta importante richiede il consenso di tutti. È la situazione di molti fratelli dopo una successione: uno vuole vendere, uno vuole tenere la casa, uno non si fa trovare. La legge non obbliga nessuno a restare in comunione, ma la strada per uscirne non è una sola. Vediamo quali sono i passaggi da seguire e le regole da conoscere.
In sintesi
- Ogni coerede può chiedere la divisione in qualsiasi momento: l'art. 713 del codice civile stabilisce che i coeredi possono sempre domandarla.
- Le strade sono tre: l'accordo di tutti davanti al notaio, la mediazione e la divisione giudiziale; vi si aggiunge la divisione a domanda congiunta.
- Prima di una causa il tentativo di mediazione è condizione di procedibilità: senza, la domanda è improcedibile (art. 5 del d.lgs. 28/2010).
- Se la casa non è comodamente divisibile viene assegnata per intero al coerede che ne fa richiesta, con un conguaglio agli altri; se nessuno la chiede, si vende (art. 720 c.c.).
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Prenota una consulenzaChiama lo StudioChe cos'è la comunione ereditaria e perché nessuno è obbligato a restarci
La comunione ereditaria è la situazione in cui più eredi sono titolari, ciascuno per una quota, degli stessi beni lasciati dal defunto. Nessuno possiede una stanza o metà della casa in senso materiale: ognuno ha una quota ideale sull'intero e partecipa ai vantaggi e ai pesi in proporzione ad essa (art. 1101 c.c.).
È una condizione pensata per essere temporanea. L'art. 713 c.c. afferma che i coeredi possono sempre domandare la divisione, e l'art. 1111 c.c. dice lo stesso per ogni comunione: un fratello contrario non può imporre agli altri di restare comproprietari a tempo indeterminato. Sul godimento del bene prima della divisione lo Studio ha dedicato un approfondimento ai diritti degli eredi esclusi dal godimento dell'immobile.
Come si divide un'eredità tra fratelli quando uno non è d'accordo?
Quando un coerede non collabora restano tre percorsi: l'accordo di tutti davanti al notaio, la mediazione e la divisione giudiziale. La mediazione non è alternativa alla causa: ne è il passaggio obbligato.
1. L'accordo tra i coeredi: la divisione contrattuale
È la via più rapida, ma richiede il consenso di tutti i coeredi, nessuno escluso. Se le porzioni non hanno pari valore la differenza si compensa con un conguaglio in denaro (art. 728 c.c.). Trattandosi di immobili, l'atto va fatto per atto pubblico o scrittura privata a pena di nullità (art. 1350, n. 11, c.c.) e trascritto (art. 2646 c.c.): in concreto, si passa dal notaio.
2. La mediazione: condizione di procedibilità della causa
Chi vuole agire in giudizio in materia di divisione e di successioni ereditarie deve prima esperire il procedimento di mediazione (art. 5 del d.lgs. 28/2010). Il primo incontro si tiene tra venti e quaranta giorni dal deposito (art. 8) e il procedimento dura sei mesi, prorogabili per periodi non superiori a tre mesi (art. 6, come sostituito dal d.lgs. 216/2024). Lo Studio ha dedicato una guida a come funziona la mediazione nella divisione ereditaria.
3. La divisione giudiziale davanti al Tribunale
Fallita la mediazione si apre il giudizio di divisione (artt. 784 e seguenti c.p.c.). La regola decisiva è il litisconsorzio necessario: la domanda va proposta contro tutti gli eredi e i creditori opponenti, e dimenticarne uno è un errore che può travolgere l'intero giudizio. Competente è il Tribunale del luogo di apertura della successione: per una successione aperta nella Capitale, il Tribunale di Roma.
4. La divisione a domanda congiunta: la via semplificata
Esiste una quarta possibilità. Quando non c'è controversia sul diritto alla divisione, né sulle quote, né su altre questioni pregiudiziali, i coeredi possono chiedere con ricorso congiunto al Tribunale la nomina di un notaio o di un avvocato cui affidare le operazioni (art. 791-bis c.p.c.). Il professionista predispone il progetto o dispone la vendita dei beni non comodamente divisibili; chi dissente può opporsi entro il termine perentorio di trenta giorni.
Un fratello può bloccare la vendita della casa ereditata?
No: non può impedire la divisione, ma può evitare che la casa finisca sul mercato chiedendo di tenerla per sé. L'immobile non comodamente divisibile viene compreso per intero nella porzione di uno dei coeredi aventi diritto alla quota maggiore, con addebito dell'eccedenza, oppure di più coeredi che ne richiedano congiuntamente l'attribuzione. Solo se nessuno è disposto a prenderlo si fa luogo alla vendita (art. 720 c.c.).
Il meccanismo è l'opposto di quello che molti immaginano: chi vuole tenere la casa non blocca nulla, ma deve farsi carico del conguaglio verso gli altri (art. 728 c.c.).
Le donazioni ricevute in vita entrano nel conto: la collazione
La collazione è l'obbligo di riportare nella massa da dividere quanto si è ricevuto in donazione dal defunto. Vi sono tenuti i figli, i loro discendenti e il coniuge, salvo dispensa, che però non opera oltre i limiti della quota disponibile (art. 737 c.c.).
Chi ha ricevuto un immobile in donazione può conferirlo in natura o imputarne il valore alla propria porzione; se lo ha venduto o ipotecato resta solo l'imputazione (art. 746 c.c.). Per mobili e denaro si procede sempre per imputazione, sul valore al tempo dell'apertura della successione (art. 750 c.c.). La collazione non va confusa con l'azione di riduzione: si veda la guida dello Studio su quota di legittima e quota disponibile.
Si può vendere la propria quota di eredità a un estraneo?
Sì, ma i fratelli hanno la precedenza. Il coerede che vuole alienare la propria quota a un estraneo deve notificare agli altri la proposta di alienazione indicandone il prezzo: gli altri hanno diritto di prelazione, da esercitare entro due mesi dall'ultima notificazione (art. 732 c.c.).
Se la notifica manca la vendita non è nulla, ma i coeredi possono riscattare la quota dall'acquirente e da ogni successivo avente causa finché dura la comunione ereditaria. Saltare la notifica espone quindi l'acquirente al rischio di perdere il bene.
Chi paga le spese della casa ereditata prima della divisione
Finché dura la comunione, ciascun coerede deve contribuire alle spese necessarie per la conservazione e per il godimento del bene comune (art. 1104 c.c.), in proporzione alla propria quota (art. 1101 c.c.). Vale anche il rovescio: i frutti dell'immobile locato si ripartiscono con lo stesso criterio.
Chi ha anticipato lavori sulla casa comune ha diritto a rientrarne. La Cassazione, sezione II, sentenza n. 3050 del 10 febbraio 2020 ha chiarito che il coerede che ha eseguito migliorie può pretendere, quale mandatario o utile gestore degli altri coeredi, il rimborso delle spese effettivamente sostenute, esclusa la rivalutazione monetaria: si tratta di debito di valuta. Si veda il commento dello Studio a Cass. 3050/2020 sul rimborso delle migliorie al coerede.
Cosa fare in concreto
- Raccogliere i documenti: certificato di morte, testamento se pubblicato, dichiarazione di successione, visure catastali e ipotecarie, atti di provenienza e donazioni.
- Far valutare l'immobile. Senza un valore condiviso non si costruisce alcun conguaglio; la perizia dirà anche se il bene è comodamente divisibile.
- Formulare una proposta scritta ai coeredi: chi vuole tenere la casa indica il conguaglio, chi vuole uscire dice a quali condizioni.
- Attivare la mediazione presso un organismo abilitato: passaggio dovuto prima della causa e ultima occasione per un accordo che, firmato anche dagli avvocati, è titolo esecutivo.
- Valutare il ricorso giudiziale: divisione a domanda congiunta (art. 791-bis c.p.c.) se le quote non sono contestate, altrimenti giudizio ordinario contro tutti i coeredi (artt. 784 ss. c.p.c.).
Quando rivolgersi a un avvocato
Alcune situazioni rendono rischioso procedere da soli. Il coerede irreperibile: la divisione va comunque proposta contro tutti, e ricostruirne la posizione richiede accertamenti anagrafici. Le donazioni fatte in vita, che cambiano la massa da dividere e vanno ricostruite prima di firmare. L'immobile gravato da mutuo, dove il debito residuo va coordinato con assegnazione e conguagli. E il coerede che occupa la casa senza corrispondere nulla agli altri, dove i diritti si prescrivono e i tempi contano.
Riferimenti normativi e giurisprudenziali. Artt. 713, 720, 728, 732, 737, 746, 750, 1101, 1104, 1111, 1350 n. 11 e 2646 c.c.; artt. 5, 6, 8 e 12 del d.lgs. 4 marzo 2010, n. 28, nel testo vigente dopo il d.lgs. 149/2022 e il d.lgs. 216/2024; artt. 784 ss. e 791-bis c.p.c.; Cassazione civile, sezione II, sentenza n. 3050 del 10 febbraio 2020. Aggiornato a settembre 2026.
Domande frequenti
La mediazione è obbligatoria per la divisione ereditaria?
Sì. Chi intende agire in giudizio in materia di divisione e di successioni ereditarie deve prima esperire il procedimento di mediazione, che è condizione di procedibilità della domanda (art. 5 del d.lgs. 28/2010). Il mancato tentativo è rilevato d'ufficio dal giudice non oltre la prima udienza; la condizione si considera avverata se il primo incontro si conclude senza accordo.
Quanto dura una causa di divisione ereditaria?
La legge non fissa una durata per il giudizio di divisione e nessuna stima è possibile in astratto: dipende dal numero dei coeredi, dalle contestazioni sulle quote e dalle perizie sugli immobili. Termini certi valgono solo per alcune fasi: la mediazione dura sei mesi, prorogabili per periodi non superiori a tre mesi (art. 6 d.lgs. 28/2010).
Cosa succede se la casa ereditata non si può dividere?
Se l'immobile non è comodamente divisibile viene assegnato per intero a uno dei coeredi aventi diritto alla quota maggiore, con addebito dell'eccedenza, oppure a più coeredi che ne chiedano congiuntamente l'attribuzione; solo se nessuno è disposto a riceverlo si procede alla vendita (art. 720 c.c.). Chi lo ottiene versa agli altri un conguaglio (art. 728 c.c.).
Si può vendere la propria quota di eredità a un estraneo?
Sì, ma i coeredi hanno il diritto di prelazione. Chi vuole vendere a un estraneo deve notificare agli altri la proposta di alienazione indicandone il prezzo; la prelazione si esercita entro due mesi dall'ultima notificazione. In mancanza della notifica i coeredi possono riscattare la quota dall'acquirente finché dura la comunione ereditaria (art. 732 c.c.).
A chi rivolgersi per una divisione ereditaria a Roma?
Quando i coeredi non sono d'accordo l'assistenza di un avvocato è necessaria: nella mediazione le parti sono assistite dai rispettivi difensori (art. 8 del d.lgs. 28/2010) e la domanda giudiziale va proposta contro tutti i coeredi (art. 784 c.p.c.). Lo Studio di Avvocatura Armandola Marzano De Renzis assiste eredi e coeredi a Roma e in tutta Italia, anche online.
Quando tra fratelli manca l'accordo sulla casa ereditata, un avvocato per successioni a Roma può valutare la strada più adatta tra accordo, mediazione e divisione giudiziale.
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